Quanto Pavel Nedved sia stato e sia tutt’oggi importante per il nostro calcio è sotto gli occhi di tutti: un calciatore dotato, oltre che di grandissimi doti tecniche (Pallone d’oro 2003), di una professionalità che ha fatto scuola e che oggi, a 36 anni e dopo aver parlato più volte di ritiro, fa sì che venga corteggiato da squadre quali Lazio, Parma, Juventus ed Inter, senza contare le varie proposte di squadre statunitensi o arabe.
Da una parte Moratti (“Nedved ha un carattere fortissimo e una grande professionalità. Sarebbe stato utile anche quest’anno, in qualsiasi squadra avesse giocato”), dall’altra Cobolli Gigli (“Nedved sa che le porte della Juventus sono sempre aperte per lui”), due alternative che un signor chiunque non saprebbe quale scegliere.
Ma il suo no, non è certo un finale di carriera di uno qualunque.
Squadre come la Juventus e la Lazio, nelle quali il ceco ha lasciato un bellissimo ricordo, non desidererebbero altro di vederlo indossare i loro colori nell’ultimo ipotetico anno della sua grande carriera.
E a dirla tutta, il rincorrersi di voci su un suo ultimo anno nel calcio giocato aveva d’improvviso riacceso le speranze che il grande biondo potesse tornare a calcare il verde degli stadi italiani.
Ma così non è stato, e dinanzi ad un ultimo disperato tentativo dello stesso Cobolli Gigli, Nedved annuncia a titolo definitivo il suo ritiro; il presidente bianconero lo chiama per affidargli un ruolo nell’area tecnica in collaborazione con Ciro Ferrara, ma lui declina l’invito e rende chiara una volta per tutte la sua decisione.
Non c’è motivo di insistere oltre, un grande campione sa quando è il momento di lasciare; possiamo solo limitarci a salutare ed augurare tutto il meglio ad un giocatore che, per come esce da sotto i riflettori, verrà a lungo compianto da chi, del calcio, ne ama tutte le sfaccettature: la classe, il fisico e la professionalità.










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