Ibrahimovic si, Eto’o forse, Luis Fabiano no; dopo i colpi galattici del Real Madrid i nomi più ricorrenti sui notiziari e quotidiani sportivi sono questi, a parte un pò di spazio dedicato a pochi altri centrocampisti e difensori gli attaccanti continuano ad essere i prim’attori del calciomercato. I trasferimenti che, almeno per quest’anno, fanno meno notizia sono quelli dei portieri; in effetti i grossi nomi non hanno cambiato maglia, i vari Buffon, Julio Cesar, Frey ed altri sono rimasti nei rispettivi club nonostante qualche timida tentazione ci sia stata, ad eccezione delle cessioni di De Sanctis, Bizzarri e pochi altri. Stiamo parlando di stelle di prima grandezza del mondo calcistico che talvolta non hanno lo spazio meritato anche e più di altri; perché se é vero che chi segna è decisivo, altrettanto determinante può esserlo il portiere che compie parate decisive, dando sicurezza a tutta la squadra oltre a salvare il risultato.
Si tratta di “uno sporco lavoro” che però qualcuno deve fare; in passato infatti colui che non sapeva giocare a calcio e aveva il fisico adatto era dirottato in porta; una sorta di ripiego, vissuto in qualche caso come una punizione o un’ingiustizia, anche perché mentre un difensore, un centrocampista o una punta possono essere impiegati in ruoli diversi il portiere é destinato a fare quello e solo quello.
Negli ultimi decenni le cose sono cambiate e, di solito, il ruolo di portiere non é un ripiego ma una libera scelta, tanto é vero che gli attuali portieri hanno generalmente piedi buoni e si permettono rilanci, dribbling, calci piazzati e addirittura rigori. Molti famosi numeri uno si sono guadagnati l’ammirazione generale per le ottime prestazioni, come Yashin, Zoff, Shmeichel, Buffon, Casillas e JulioCesar; altri più per la forte personalità e l’atteggiamento irriverente come Groobelar, Campos e Higuita; altri ancora per le doti di goleador come il paraguayano Chilavert che ha segnato qualcosa come 62 reti in carriera di cui 8 in gare internazionali.
Di fatto si tratta comunque di un giocatore anomalo perché in uno sport giocato con i piedi é l’unico ad utilizzare principalmente le mani; talvolta resta inattivo per gran parte della gara ma deve essere pronto e reattivo al momento opportuno. Mentre gli altri percorrono chilometri su chilometri, se ne resta quasi immobile in una sorta di recinto virtuale, mentre i compagni hanno a malapena il tempo di riflettere, il portiere ha spesso tutto il tempo di pensare a dove andare in vacanza o se ha chiuso il gas prima di uscire di casa. Un ruolo quindi dove assume particolare importanza l’aspetto mentale, senza trascurare comunque le doti fisiche e tecniche, compresa una buona dose di coraggio, che si possono affinare e migliorare, ma se non le si possiede non si possono inventare.
Un ruolo infine particolarmente delicato a cui guardare con rispetto e, se del caso, con ammirazione a prescindere dal livello di bravura raggiunto.










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