Questa estate sonnacchiosa dal tempo mutevole, calcisticamente parlando, si contraddistingue più per le delusioni che per le emozioni, sia riferite alle nazionali di Lippi e Casiraghi che ad un calciomercato senza particolari sussulti, Real Madrid escluso; in questa sorta di torpore sta circolando, da qualche giorno, una notizia cha ha dato una scossa a tutto l’ambiente, ha suscitato molte curiosità e moltissime contrarietà: ci riferiamo ovviamente alla ventilata “ridiscesa in campo” di Luciano Moggi, il cui nome é stato accostato alla proprietà del Bologna Calcio, che gli avrebbe affidato il ruolo di consulente esterno con l’intento, fra l’altro, di trovare nuovi soci.
Questo presunto incarico, in pochissimo tempo, é passato dallo stato di indiscrezione a quello di verosimilmente probabile, sentite anche le mezze ammissioni fatte anche dal diretto interessato. Praticamente é stato come stuzzicare un vespaio, stampa, tifosi, magistrati e dirigenza di CONI e Federcalcio hanno dato fiato alle trombe, sbizzarrendosi in svariate congetture, oltre che condivisibili proteste, e prese di posizione piuttosto decise.
Analizzando la vicenda in maniera distaccata, comprendiamo le proteste e le indignazioni:
- dei tifosi del Bologna che addebitano a big Luciano precise colpe in merito alla retrocessione della loro squadra in serie B nel 2005; il Bologna Calcio infatti più di altre società fu investita dal ciclone calciopoli pagandone un prezzo altissimo, conclusosi pochi mesi dopo con il fallimento dell’allora presidente Giuseppe Gazzoni;
- della magistratura, in particolare quella di Napoli, titolare dell’inchiesta sulla così detta “calciopoli”;
- del presidente della FIGC Giancarlo Abete, che ha rammentato che tesserati giudicati colpevoli dalla giustizia sportiva, e per questo inibiti, non possono svolgere ruoli all’interno del mondo del calcio;
Tutto questo polverone ha sortito il risultato che la famiglia Menarini ha fatto un passo indietro, ha ammesso d’aver avuto dei contatti con Moggi, ma senza coinvolgerlo nelle vicende societarie. L’aspetto che ci preme evidenziare, e che tutti, o quasi, conoscono é che l’inibito Luciano Moggi, di fatto, non é mai uscito completamente di scena come il verdetto della giustizia sportiva avrebbe decretato; oltre che nell’attività di giornalismo sportivo é stato il consulente ombra di alcune squadre e presidenti importanti, tra questi Spinelli e Zamparini. Siamo di fronte al solito detto “occhio non vede, cuore non duole”: quello che si sa ma non si vede può andare, ma quando invece l’illecito, o presunto tale, lo si vede anche anche, bisogna intervenire per salvare le apparenze. E’ un comportamento ambiguo e ipocrita nel quale noi italiani siamo imbattibili. Basterebbe che la giustizia sportiva vigilasse in maniera attenta e scrupolosa sul reale rispetto delle condanne inflitte, non é facile, ma volendo si può fare.
In tutto questa situazione ancora in evoluzione non stupisce l’affermazione del presidente granata Cairo che, lamentando ingiustizie che hanno condannato il suo Torino alla serie B con conseguente salvezza all’ultima giornata del Bologna Calcio, ha affermato: “Moggi al Bologna? Ora capisco tante cose”.










[...] tifosi dal canto loro, in polemica con la famiglia Menarini, hanno accolto con speranza e simpatia il nuovo proprietario, applicando lo slogan romanesco [...]