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Alvaro Recoba e l’Inter: dieci anni di rimpianti

Calcio

Alvaro RecobaMassimo Moratti ci ha sempre sperato; ha creduto in lui per anni, lo ha trattato con i guanti mettendolo spesso al di sopra di tutti gli altri. Dieci anni ad attendere che Alvaro Recoba esplodesse in tutta la sua classe: all’Inter erano convinti che prima o poi l’uruguaiano li avrebbe ripagati di tutta la pazienza dedicatagli. Nel 2001 era addirittura divenuto il calciatore più pagato al mondo con 7 milioni e mezzo di dollari a stagione.
Eppure giorno dopo giorno, anno dopo anno, Recoba è sempre rimasto un talento potenziale, impressionando spesso e volentieri ma senza mai dare una minima continuità alla sua classe;

E così, col senno di poi, El Chino si racconta in un’intervista al mensile francese So Foot e umilmente riconosce in sè stesso il primo ed unico colpevole di una carriera mai decollata. Certo, qualche infortunio c’è stato, ma sarebbe sbagliato e soprattutto ingenuo attribuire la colpa a piccole contingenze che in fin dei conti caratterizzano la carriera di ogni giocatore.

“Che cretino che sono stato”.
Il principale errore è stata senza dubbio l’incostanza negli allenamenti, dal momento che davanti al più piccolo infortunio li interrompeva; ciò gli ha sempre impedito di trovare quella condizione fisica ideale dalla quale le più brillanti prestazioni non possono prescindere.
Il motivo di tanta incostanza? “Non ho mai voluto migliorarmi davvero”. Difatti le cifre che intascava in quegli anni (investimenti che non venivano mai ripagati sul campo) invece che da stimolo finirono per farlo sentire appagato.
Le sue tanto magistrali quanto sporadiche prodezze esaltavano doti tecniche eclatanti senza però trovare mai i presupposti per essere utili alla squadra, al punto da divenire il massimo esponente del bel calcio fine a sè stesso.

Poi nel 2008, dopo un breve e altrettanto fallimentare trascorso nel Torino, a 32 anni e con i pochi stimoli rimasti, ha deciso di trasferirsi nel Panionios, squadra di metà classifica del campionato greco. “Meno soldi e meno stress”, l’epilogo più coerente di una carriera limitata dal troppo denaro e dalle molte aspettative intorno ad un ragazzo di poche pretese.

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