Quando sport e politica vanno di pari passo

Calcio

berlusconi e kakaIn teoria sport e politica dovrebbero percorrere strade diverse, anche se talvolta parallele, affinchè evitandone l’incontro non si creino pericolose sovrapposizioni. Questo avviene, più o meno, in quasi tutti i paesi europei e non solo; più difficile è che ciò accada anche in Italia, dal momento che il Presidente del Consiglio è, tra le altre cose, anche Presidente e proprietario del Milan, una delle squadre di calcio più prestigiose d’Italia e d’Europa.

Queste doppie cariche talvolta si incrociano e perfino si sovrappongono, parlando di calcio in occasioni politiche e parlando di politica in occasioni meramente sportive. Accade però che anche scelte governative vadano ad incidere, in maniera più o meno trasparente, nel mondo sportivo e in quello del calcio in particolare. Basti andare indietro con la memoria di qualche anno, allorché il nostro esecutivo, guidato dall’attuale premier, approvò il cosiddetto decreto “spalma debiti” che consentiva alle società di calcio di serie A e B di ammortizzare in dieci rate annuali la “svalutazione” dei propri calciatori che, in taluni casi, per far quadrare i bilanci societari erano stati valutati molto più del reale valore di mercato. Intervenne poi la Comunità Europea la quale rilevò che detto decreto conteneva aiuti di Stato e violazioni della direttiva europea sulle norme contabili. Alcuni, forse più appropriatamente, lo battezzarono come decreto “spalma ammortamenti”; comunque lo si chiami sta di fatto che comunque alcuni grossi club ne approfittarono adeguando le valutazioni dei propri calciatori per centinaia di migliaia di euro e, tra queste, Milan, Inter, Roma e Lazio.

Un altro esempio, meno eclatante ma piuttosto palese di intreccio tra calcio e politica, lo abbiamo sotto gli occhi in questi giorni e, guarda caso, il protagonista è ancora il nostro Presidente del Consiglio invischiato, suo malgrado, nell’affare Kakà. A parere della stampa europea, e di quella spagnola in particolare, anche se manca ancora l’ufficializzazione, la cessione al Real Madrid è già stata conclusa, sulla base di circa 65 milioni di euro alla società rossonera, che ripianerebbe così buona parte dei debiti accumulati negli ultimi anni, oltre a un contratto quinquennale al giocatore di 9 milioni netti all’anno e una “commissione” di circa 10 milioni di euro al di lui padre e manager. Anche l’A.D. del Milan Galliani ha fatto delle ammissioni in proposito per cui l’affare può dirsi praticamente concluso; ma allora perché Berlusconi parlerà con il giocatore solo lunedì, dopodiché sapremo finalmente la verità? Nel mondo dell’era informatica e digitale non è chiaro come non riesca ad avere un sollecito confronto con il proprio giocatore, anche se non di persona.

Ci sorge un dubbio, a nostro parere legittimo, dato dal fatto che questa cessione scatenerà un’ondata di dissensi, in parte già annunciati, nei confronti del proprietario della società rossonera che sembra più orientato a far quadrare i bilanci che non i risultati sportivi; le proteste ed il malcontento potrebbero infatti rivelarsi dannosi soprattutto se collegati alle elezioni amministrative ed europee del 6 e 7 giugno, dove lo stesso si è impegnato in prima persona. Chi, come il presidente del Consiglio, è abituato a programmare, prevenire e indirizzare figuriamoci se si fa sfuggire la possibilità di evitare prevedibili e pericolose sovrapposizioni. Basta saper aspettare!

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