L’esordio azzurro nella Confederations Cup è avvenuto in uno stadio gremito e con un pubblico caloroso che, in buona parte, tifava apertamente per la nostra nazionale; l’Italia si è presentata con la nuova divisa che si rifà alla gloriosa nazionale del mitico Pozzo, che si impose in due consecutive edizioni del campionato mondiale, allora chiamato coppa Rimet, forse sperando anche nell’aspetto meramente scaramantico. Considerata la forzata assenza di capitan Cannavaro, Lippi sembrava aver impostato la migliore nazionale possibile, anche se fin dai primi minuti il gioco latitava ed i nostri giocatori sembravano surclassati fisicamente e quasi in soggezione nei confronti della discreta squadra statunitense. Al 32° del primo tempo la meritata espulsione di Clak sembrava favorirci, ma purtroppo un fallo in area di rigore di Chiellini, in parte involontario e in parte ingenuo, assegnava agli USA un calcio di rigore, trasformato con freddezza da capitano Donovan. In conclusione, il primo tempo, se si eccettua un autorete di Bernstein annullata per giusto fuorigioco di Camoranesi, ha visto un’Italia opaca, che non ha saputo approfittare nemmeno del vantaggio dato dall’uomo in più.
I primi dieci minuti del secondo tempo non hanno aggiunto gran che a quanto visto nella prima parte di gara, poi però il nostro tecnico ha tirato fuori dal cilindro la mossa vincente: l’ingresso di Montolivo al posto di Gattuso e soprattutto quello di Giuseppino Rossi in vece di Camoranesi hanno cambiato volto al match. Pur senza incantare l’Italia è riuscita a pareggiare e poi passare in vantaggio con due bellissime reti da oltre 25 metri, rispettivamente con Rossi e, tredici minuti, dopo con De Rossi. In questa fase sono venute poi le migliori azioni che ci hanno consentito di sfiorare più volte il terzo gol; che è poi venuto nei minuti di recupero grazie ad una “magia” di Andrea Pirlo, che dopo aver saltato l’avversario ha messo dentro un pallone invitante, e che il solito Rossi ha insaccato con un perfetto tiro di contro balzo.
Una partita iniziata sotto tono si è chiusa quindi in crescendo e con un risultato rassicurante; l’aspetto che comunque fa ben sperare per il futuro è la voglia di fare dei nostri ed un ritrovato spirito di squadra, lo stesso spirito che tre anni fa trasformò un gruppo qualsiasi nella squadra campione del mondo.
Pur senza farsi troppe illusioni, sperare non costa nulla!










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