La sconfitta rimediata nella seconda partita di Confederations Cup con la nazionale egiziana ha aperto un dibattito intorno alla nostra rappresentativa che la vittoria, non entusiasmante, sugli Stati Uniti aveva contribuito ad affievolire. Quella partita, al di là del risultato, lasciava un dubbio amletico: la vera Italia era quella abulica del primo tempo o quella discreta e concreta del secondo? Anche senza voler peccare di eccessivo ottimismo, sembrava possibile sperare che la possibilità più verosimile fosse la seconda; purtroppo non é stato così, perchè nella partita con l’Egitto, dopo aver disputato un primo tempo imbarazzante, la squadra di Lippi, nonostante qualche cambio non é riuscita a combinare gran che, anche se qualche occasione da goal in più c’é stata. Adesso nel nostro cammino appare l’ostacolo più difficile, vale a dire il Brasile di Carlos Dunga, già qualificato e che, nella partita con gli Stati Uniti, ha anche giocato bene; loro quindi alle stelle e noi … alle stalle. Ma sarà proprio cosi?
Alcune riflessioni si impongono:
a) la nostra nazionale, di solito, offre il meglio di sè (nei risultati se non nel gioco) nelle partite importanti al cospetto di avversari prestigiosi.
b) il Brasile é già qualificato e potrebbe risparmiare alcuni titolari in vista della semifinale.
c) d’altro canto però la possibilità di umiliare ancora la nazionale italiana (dopo la partita di Londra dello scorso febbraio) é sicuramente allettante per il clan brasiliano e soprattutto per quei giocatori che giocano (o che hanno giocato) nel nostro campionato.
Una cosa é certa: se ci ripetiamo agli ultimi livelli ci aspetta una sonora lezione, per cui, per riuscire a superare il turno, e soprattutto per salvare la faccia, occorre vincere con la nazionale verde oro; tale risultato potrebbe permettere di agganciare quel secondo posto che ci porterebbe in semifinale al cospetto della squadra più in forma, vale a dire la Spagna. In pratica ci potremmo trovare in una situazione, sotto certi aspetti, simile al secondo turno di Spagna ’82 allorché, reduci da un sofferto passaggio del turno, ci trovammo di fronte alle due squadre più toste, vale a dire Argentina e ancora Brasile: se in quella circostanza successe l’imprevedibile non é da escludere che possa accadere ancora; se allora invece si trattò di miracolo, la cosa si fa più difficile!
A sentire le dichiarazioni dei nostri giocatori regna ancora un certo ottimismo, forse loro conoscono aspetti particolari che a noi sfuggono, o forse ostentano fiducia per infondersi coraggio. Tra un paio di giorni avremo le risposte a tutto ciò; senza trasurare il fatto che a volte, al di là dell’impegno, degli schemi e dello spirito di squadra, quello che più incide é un …pizzico (o anche più) di buona sorte, per non chiamarla in altro modo.










[...] campione del mondo e poi per agguantare in extremis una qualificazione fortemente a rischio. Alla vigilia la squadra e l’allenatore hanno manifestato un certo ottimismo, anche perché il gruppo sembrava [...]